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Cinema

PERSONAL

May Thai: oltre il porno

di Mariavittoria Salucci
05.08.2021

L’industria a luci rosse e gli studi,
il porno femminista, il feticismo
razziale e l’educazione sessuale:
parola a May Thai

Tempo di lettura 22”

Foto © Giulia Bersani

La pornografia, secondo una rilettura del filosofo Michel Foucault, partecipa alla produzione della verità sul sesso. Nel momento in cui qualcuno consuma materiale pornografico, infatti, viene a contatto con i suoi desideri e scopre in qualche modo la propria identità sessuale. Il porno ci conosce e permette di conoscerci, ma quanto ne sappiamo noi di pornografia? 

May Thai è una ragazza italo-thailandese del ’96, è un Capricorno e studia Medicina; allo stesso tempo è anche una pornostar affermata. Abbiamo passato una giornata insieme, bevendo rooibos, parlando della sua esperienza e di che cosa significhi fare porno oggi.

 

 

 

Io non vedo questa distinzione così forte tra privato e pubblico. Alla fine, se ci pensi, le prime esperienze che fai da ragazzina si vengono subito a sapere tra coetanei. La gente ne parla in giro, e succede ovunque.

May Thai

Cosa faceva May Thai prima di diventare May Thai?
Alle medie ero super interessata al mondo degli anime. Leggevo un sacco di manga, di continuo. Facevo anche una specie di editing: nei forum mi mandavano delle traduzioni già fatte dal giapponese all’inglese e io photoshoppavo le tavole mettendo la parte in italiano.

Quali erano i tuoi preferiti?
Uno che ho sempre adorato era Hunter × Hunter, ma mi piacevano di più gli action. E per un periodo ho avuto la tv in camera e di notte guardavo anche gli hentai. Alcuni erano molto interessanti, altri davvero ridicoli. Mi ricordo che Golden Boy era molto divertente, ora lo guarderei con altri occhi – ride, ndR.

E ho visto che facevi anche cosplay
Sì ho iniziato tramite un gruppo su Facebook e da lì ho iniziato a partecipare alle fiere, dove le persone mi chiedevano spessissimo di fotografarmi. I fotografi locali, tra Friuli e Veneto, mi chiedevano di posare e mi piaceva. Quand’avevo più o meno diciott’anni volevo trovarmi un lavoretto per mantenermi, volevo fare la modella ma era un po’ difficile, quindi ho fatto altro.

Del tipo?
A Trieste cercavo lavoro nei bar e nei ristoranti, ma mi rispondevano sempre che volevano gente con esperienza, io ero ancora al liceo, figurati. A Milano, invece, ho fatto volantinaggio, la hostess e anche la ragazza immagine durante le fiere, in quel periodo c’era l’EXPO. Erano lavori molto occasionali e non riuscivo a entrare in quei giri che mi permettessero di avere un lavoro più stabile. Poi ho conosciuto un “manager", un po’ specchio per allodole, che mi ha proposto di fare la figurante di sala nei locali. Io ho anche provato una sera: praticamente il lavoro consisteva nello stare in tacchi tutta la notte, sorridere, vestirsi in modo provocante e cercare di far consumare il più possibile la gente. Devi anche un po’ flirtare.

Tipo le cameriere-conigliette dei Playboy club negli anni Settanta
Esatto! E non mi piaceva né il lavoro né lui. Ho visto effettivamente quanto fosse l’aspetto monetario per fare la figurante, la vita che mi aspettava, e ho detto di no. Non sono fatta per questo.

E l’ipotesi del porno com’è arrivata?
È stato lui che mi ha detto “guarda, ci sarebbe un lavoro a Praga dove saresti modella e attrice”. Io avevo sempre dato la disponibilità per fare foto di nudo artistico e, insomma, ero abbastanza free. Mi ha proposto di andare a fare un video porno e ho detto di sì. Era più o meno febbraio del 2016. Poi subito dopo la prima scena mi sono distaccata da questo “agente”. Fai conto che lui mi aveva passato i contatti per Praga, ma io sono partita e ho fatto tutto da sola. A livello retributivo mi andava bene e a livello di tempistiche riuscivo a gestirmi.

Tanta gente mi ha chiesto se la pornografia mi piace o no, se lo trovo davvero un lavoro, se lo faccio per i soldi e quant’altro. Io ho provato a cercare più lavori per sostentarmi e per avere un’indipendenza economica, ma la maggior parte di questi mi rubavano troppo tempo, perché ci tengo a studiare, mi piace.

Certo, magari organizzandomi col part-time avrei potuto fare la barista, ma era come se i tempi della pornografia rispecchiassero meglio il mio ritmo.

Praticamente il porno ti ha permesso di trovare un buon equilibrio
L’equilibrio l’ho trovato anche perché non avevo problemi col mio corpo, né tantomeno con l’impatto che avrebbe avuto sulla mia vita. Io non vedo questa distinzione così forte tra privato e pubblico. Alla fine, se ci pensi, le prime esperienze che fai da ragazzina si vengono subito a sapere tra coetanei. La gente ne parla in giro, e succede ovunque. Per me non c’era differenza tra fare sesso nel privato o performare di fronte a una telecamera, anzi c’era anche un guadagno dietro e avevo la possibilità di fare tutto professionalmente.

Non ci trovo vergogna e non ho mai nascosto nulla; io svolgo il mio lavoro alla luce del sole, dove tutti possono vedere.

Il vantaggio più grande per me era (e ancora è) poter decidere quando girare; davo le mie disponibilità e andavo. Più o meno mi prendo massimo una settimana al mese, cerco di viaggiare soprattutto nei weekend per non perdere le lezioni e in generale non rubare tempo all’università. Diciamo che rispetto ad altre attrici faccio meno scene  – per ‘scena’ si intende un video porno, ndR – perché appunto porto avanti due fronti. Ne faccio due o tre al mese.

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Off-topic, sei entrata subito a Medicina? Come la vivono i tuoi compagni di corso?
Dopo il liceo classico in realtà mi sono iscritta a Matematica, mia nonna thailandese era proprio un’insegnante di matematica e mi sono sempre piaciute le materie scientifiche. Poi però in corso con me c’erano dei veri e propri geni e ho capito che non faceva per me. Al secondo anno sono entrata a Medicina e niente, devo dire che i miei colleghi all’università lo sanno, ma nessuno mi ha mai detto nulla.

Dove giri in particolare?
Tutto all’estero. Praga, Budapest, oppure in Spagna, a Barcellona, sempre in Europa comunque. All’inizio pensavo di riuscire ad andare in America, ma dopo il primo anno ho iniziato a parlare con più registi, produzioni e agenzie, che spesso mi dicevano di non andare “perché le asiatiche non vendono molto bene”. Mi è dispiaciuto, anche perché da parte di certe agenzie c’è questa tendenza a buttarti un po’ giù, così i prezzi si abbassano e loro hanno l’esclusiva su di te. E così se tu compari su un unico sito e piaci, loro hanno più traffico. E questo succede spesso, soprattutto all’inizio.

E come fa una persona a tutelarsi?
È complesso. La cosa peggiore è che ci sono tante persone che iniziano a fare pornografia, ma nessuno sa effettivamente come funziona.

Non c’è una legge scritta su come organizzare il tutto. Provo a fare un esempio: all’inizio non hai idea di quanto sia “giusta” la retribuzione che ti viene proposta. Ognuno ha il proprio cachet e tra di noi non ci scambiamo troppe informazioni. Tanto più quando abbiamo contratti con agenzie e produzioni, anche esclusivi, c’è proprio una clausola per cui non possiamo divulgare il compenso. Quindi all’inizio pensavo vabbè, funziona così. Poi andando avanti, conoscendo sempre più persone, mi sono resa conto che effettivamente è una nota di demerito. Ci sono tante dinamiche particolari, non a tal punto da dare fastidio sia chiaro, ma potrebbe andare meglio.

Puoi darmi un range medio di guadagno?
Ci sono più variabili. In primis l’esperienza, man mano che vai avanti si alzano i cachet. Si parte da 200-300€ e si va fino ai €5000 per scena. Però anche lì cambia tra i generi, tra categorie pornografiche e cambia ovviamente anche da persona a persona.

Come funziona con le agenzie?
Io tendenzialmente lavoro con più agenzie a Praga e a Budapest, l’unica eccezione è in Spagna dove lavoro tramite una manager. Le agenzie mettono in contatto le modelle con le produzioni. Alcune agenzie, come dicevo prima, vogliono l’esclusiva sulle modelle, altre invece lavorano solo con determinate produzioni. Quindi noi preferiamo lavorare con più agenzie per raggiungere più produzioni. Ho iniziato a 19 anni e per due anni ho mantenuto un contratto con una sola agenzia. Lo trovavo molto conveniente, ben organizzato a livello di planning e mi sono sempre trovata bene con gli altri attori nelle produzioni. Poi, però, ho capito che l’agenzia aveva un’esclusiva con una produzione, mentre io pensavo che nessun’altra compagnia mi volesse. In realtà altre produzioni cercavano di contattarmi, ma l’agenzia diceva che ero impegnata e non mi passava i lavori. Così, pur avendo un lavoro “sicuro”, ho rotto il contratto, perché serve lavorare con più produzioni se vuoi scalare e avere contenuti su più siti.

E questo penso sia importante anche per raggiungere e guadagnare più “fan”
Esattamente. Poi magari invece hai un contratto con una grande produzione, come Brazzers, per cui guadagni una grande popolarità e allora ti sta bene il concetto di esclusività. Però se non è così è meglio essere freelance, anche se all’inizio è molto difficile. Questo è il mio quinto anno nell’industria pornografica e sono freelance da tre anni. Comunico le mie disponibilità alle agenzie e mi cercano dei lavori in quel periodo. Poi man mano vedo se mi vanno bene o no, informandomi con altre modelle e così via, ma in generale se sono agenzie conosciute ti affidi a loro. Poi oltre a presentare i cachet, alle agenzie devo mandare anche delle foto per far vedere loro come sono fisicamente in quel momento e, per non avere problemi, mando anche la lista delle cose che faccio e che non faccio, che poi riprendono molto le diciture delle categorie.

Per esempio qual è una cosa che proprio non fai?
Personalmente non faccio video Young/Old, perché non mi piace proprio come gusto personale. pola2

E come funziona per i test delle MST [malattie sessualmente trasmissibili, ndR]?
Dobbiamo testarci ogni due settimane. È fondamentale per tenerci tutti sotto controllo. Ci sono persone che lavorano tantissimo, quasi ogni giorno, ed è necessario fare dei check costanti, perché se dovessero avere qualcosa purtroppo c’è il periodo finestra – il periodo tra il momento del contagio e quando compaiono i primi anticorpi, ndR.

Comunque i contagi non derivano mai dal set, ma da cosa si fa fuori.

Mi racconti un po’ come ci si prepara per il set?
L’iter è semplice. Mettiamo che arrivo a Praga, soggiorno in posti appositi tipo Model House o semplicemente in hotel, e poi la mattina, massimo alle 8, vado sul set. Si cerca di fare tutto in un giorno solo, a meno che non si tratti di produzioni grandi. Noi modelle di solito arriviamo prima dei modelli per il trucco. Poi c’è una zona addetta alla pulizia, ad esempio per prepararsi all’anale, e successivamente ci si veste.

I vestiti ve li passa la produzione?
Se servono vestiti particolari sì. Se no tutti si portano dietro una mega valigia con dentro la qualunque. Io mi porto di tutto da casa, e dico di tutto: cappotti, giacche, vestiti formali, casual, provocanti, intimo classico, pizzo o non pizzo, pezzi più “cute”, insomma di qualsiasi tipo, basta che siano senza marca. Poi scarpe, calze, autoreggenti, costumi da bagno. A volte per alcune produzioni non ci sono neanche le make-up artist, allora mi porto anche i trucchi. Ad esempio le produzioni Fake Taxi richiedono un trucco naturale, così lo facciamo direttamente noi ragazze.

A proposito, curiosità, come funziona Fake Taxi?
Praticamente loro per girare usano più taxi. Quelli con la scritta esterna servono per le fotografie e per certi spezzoni dei video. Poi invece ne hanno altri che non hanno la pubblicità fuori e li usano per girare, perché si muovono davvero per le strade della città.

Seems legit, invece, tornando al set, immagino ci siano a grandi linee dei “copioni”, o no?
Dipende, se stiamo girando una commedia o un dialogo allora sì.

Tra l'altro perdiamo un sacco di tempo per girare le parti recitate, e poi sono le parti che la gente salta quando apre un porno - ride, ndR.

Poi altre volte ci indicano solo che posizioni fare; tipo “abbiamo bisogno di questi preliminari e di queste tre posizioni di tot durata”. Danno delle dritte. Altre volte dobbiamo dire determinate parole, che ne so, stepbrother/stepsister, e richiamarle anche durante le scene, affinché ci sia una sorta di coerenza narrativa o quantomeno di fantasia erotica.

Oltre ai video sul set dovete fare anche le foto, si fanno prima o dopo?
Tendenzialmente può capitare che si facciano anche durante: cosa che odio perché devi fermarti, cambiare luci, cambiare camera. Oppure sì all’inizio, così uno prova e sa già tutte le posizioni da fare, o alla fine, e qui cambia se le fai prima o dopo l’eiaculazione.

Se un attore è già venuto come si fa?
Si usa un finto sperma, che poi ti svelo un segreto tecnico: è semplicemente Gaviscon, il farmaco che si usa per abbassare il pH dello stomaco. Si diluisce un po’, a volte direttamente con la saliva, e tac.

L’attore con cui giri lo conosci direttamente sul set?
Sì, il giorno stesso. Poi beh, dopo cinque anni iniziamo a conoscerci quasi tutti.

Come funziona per le liberatorie?
Ci sono tantissimi documenti da firmare, sia liberatorie che consensi. Per certe produzioni americane dobbiamo fare anche un video dove diciamo che non siamo stati costretti, che non siamo sotto effetto di alcol o droga. È un processo che porta via anche più di un’ora; sono molto precisi e meticolosi su queste parti.

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L’istinto alla masturbazione ce l’abbiamo da quando siamo bambini. È assurdo che non te ne parlino. Quindi vai lì, guardi un porno, e pensi di poter emulare dei professionisti che stanno portando il sesso all’estremo.

May Thai

Non prendermi in giro per questa domanda, ma prima di girare fate stretching?
Ride, ndR. Chi lo fa sta sicuramente meglio. Conta che sul set devo stare sempre rivolta con la faccia verso la luce, o verso la telecamera (dipende dalle indicazioni).

Poi, in scena, la penetrazione non è mai diretta, c’è sempre un angolo di apertura perché si deve vedere tramite la telecamera. E così ti viene un mal di schiena assurdo.

Ci sono posizioni particolarmente fastidiose?
Una posizione che detesto è quando sono sopra e mi ritrovo tipo a fare squat. Non è tanto la posizione in sé, ma il fatto che non è come il sesso a casa, che sei abbastanza tranquillo sul letto. Lì siamo su una superficie dura, perché se sprofondiamo non si vede niente, e deve vedersi bene tutto. Quindi devi stare con le gambe più aperte, sei più rigida, devi rispettare certi ritmi.

Quindi meglio farlo a casa! Con il primo lockdown il pubblico mainstream ha scoperto OnlyFans. Che ne pensi? Tu lo usavi già?
Io in realtà avevo iniziato con Patreon, ma giusto qualche contenuto, per lo più foto, qualcosa che fosse un po’ ammiccante, ma non scene o video completi. È un modo per essere meno professionale e più personale. Credo che con OnlyFans l’amatoriale abbia preso un’altra piega, perché sì c’era già ModelHub – una delle sezioni di Pornhub, ndR – ma si è amplificato tutto: meno precisione, luci più naturali, sembra la realtà.

E piace anche perché si può avere un contatto diretto
Sì, molti fans sul mio profilo mi trattano come se fossi la loro ragazza. In qualche modo possono “raggiungermi” e questo crea un rapporto più diretto. Non si tratta più di vedere solo una modella figa su una rivista; c’è più intimità. Come hai detto tu con il Covid molti creators sono passati a OnlyFans perché, tra gli attori che non potevano spostarsi, l’emergenza sanitaria e le produzioni ferme, beh era l’unica soluzione. È un lavoro che puoi fare a casa, se sei in coppia poi sei fortunatissimo, se no comunque ti organizzi con vari sex-toys.

Hai ricevuto richieste particolari?
Ma dipende sempre poi da cosa consideri “particolare”. C’è stato un ragazzo che voleva che gli facessi da escort, e sì in questo caso era particolarmente insistente. Continuava a scrivere sotto ogni mio post “non iscrivetevi al suo OnlyFans perché offre solo contenuti virtuali”, come se fosse una cosa strana.

Ma OnlyFans non bloccava mica i servizi di escort?
Eh sì, non puoi neanche scriverla come parola! E poi non so, ci sono state persone che in chat pretendevano che io facessi certe cose, poi però dicevo di no, che non le avrei fatte, e iniziavano a insultarmi. Insomma alcuni si comportano proprio male.

Qual è la cosa che ti chiedono di fare più spesso?
Di solito sono molto richiesti i contenuti anal, perché non c’è tantissima offerta. Poi vanno alla grande i massaggi, i POV fatti bene di sesso orale, o anche i piedi, ma non footjob eh, più della serie “venerazione”. Oppure, strano ma vero, mi hanno detto di fare più striptease, e non è che sia proprio facile. Un conto è fare striptease con vestiti “normali”, ma usare determinati completini è tutta un’altra cosa.

Beh tosti gli striptease, e lì come fai? Nel senso, fai ricerca?
Sì certo. Vado a vedere qualcosa su Pornhub o altri siti specializzati. Insomma prendo un po’ di spunti e poi improvviso, ma questo vale anche per altre tipologie di contenuti video, per esempio le "jerk-off instruction" non le avevo mai fatte – anche chiamate JOI, sono video in cui una persona dà indicazioni verbali e/o visive per masturbarsi, ndR. E ho iniziato a farlo con OnlyFans. Tante persone mi hanno scritto dicendo anche che il mio inglese è migliorato, ma in realtà no, è proprio una questione di «gergo pornografico».

Io prima di diventare attrice non guardavo porno, quindi non sapevo neanche cosa dire né tantomeno come.

Non avevi mai visto un porno?
Beh sì qualche video l’avevo visto, per curiosità, ma non guardavo porno. E infatti all’inizio tipo quando dovevo ansimare un po’ mi vergognavo, so che sembra strano, ma non sapevo se lo stessi facendo in maniera “giusta”. Le uniche cose che sapevo derivavano dalla mia esperienza personale e sì sono sempre stata libera da questo punto di vista.

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Non so se chiederti delle tue esperienze personali, che di solito nelle interviste si parla del privato solo per spettacolarizzare (e sessualizzare) anche la vita al di fuori del set
Sì, gran punto.

Questo non è un problema del giornalismo, ma più degli spettatori che non riescono a separare il fatto che per i video siamo personaggi e interpretiamo ruoli, insomma siamo performer, e nella vita reale siamo persone.

I giornalisti hanno altri problemi. Quello che odio sono gli articoli senza consenso né fact-checking. Da quando ho iniziato hanno pubblicato tante fake news su di me e hanno diffuso miei dati sensibili dicendo dove abitavo, che liceo frequentavo e così via. Preferisco le interviste, così che possa decidere io stessa cosa raccontare di me.

In un'intervista con Rocco Siffredi lui aveva spiazzato un po' tutti dicendo che eri specializzata in doppio e triplo anale. Come mai hai iniziato così?
Ma in realtà fai conto che io nella mia adolescenza ho avuto un partner sessuale che una volta mi ha messo un pugno intero – fisting, ndR. E nella mia vita ci sono sempre stati una serie di, chiamiamoli, “esperimenti”. Io sono bisex, ero già stata sia con ragazzi che con ragazze, avevo già fatto threesome e mi è capitato di fare sesso anche con un gruppo di amici. Per me non era un salto così clamoroso.

Si inseriva già nel tuo percorso personale di scoperta della sessualità
Esatto, è una cosa che ho integrato. E dopo quell’intervista sono arrivati tantissimi commenti su quanto fosse assurdo che io a quell’età facessi “già” quelle cose. Ma io, appunto, già le avevo fatte fuori dal set. E le avevo fatte consciamente, sempre attenta a non prendere infezioni, a non rompere certi capillari. Per esempio io il mio primo test per le malattie sessuali l’ho fatto a 16 anni, perché avevo avuto un rapporto non protetto. Ma, soprattutto, ho sempre cercato di impostare una comunicazione chiara con i miei partner, e non ci sono mai stati problemi se non “tecnici”, nel senso che la maggior parte delle volte da ragazzino non sai neanche che cosa stai facendo. Sei confuso, imbarazzato, perché non se ne parla mai.

Eh, se la vediamo nel macro, nessuno ti spiega come funziona il porno, ma neanche il sesso in realtà
Si tende a nascondere, e non essendoci un’educazione sessuale diffusa c’è paura e disinformazione. Secondo me i ragazzi in particolare vengono introdotti male al sesso. Arrivano lì senza preavviso e “devono” già sapere tutto, o almeno pensano di doverlo sapere. Invece ci vuole comunicazione, cosa che nel porno non esiste.

È una situazione paradossale, perché tutti si lamentano che il porno dà messaggi sbagliati, ma l’obiettivo del porno non è l’educazione sessuale, è l’intrattenimento
Esattamente. Il porno può essere intrattenimento, sogno, fantasia, gioco, arte.

Ma nel momento in cui tu hai l’accesso diretto a questi contenuti, tra l’altro tramite siti non protetti, vedrai prima materiali che non sono a scopo didattico. Eppure l’istinto alla masturbazione ce l’abbiamo da quando siamo bambini. È assurdo che non te ne parlino. Quindi vai lì, guardi un porno, e pensi di poter emulare dei professionisti che stanno portando il sesso all’estremo.

Secondo te quali sono le problematiche maggiori?
Il preservativo in primis. In alcuni video americani si include anche la scena in cui l’attore lo indossa, ma in percentuale sono pochi. Infatti io vorrei fare dei video su OnlyFans con i preservativi. Poi sono importantissimi i preliminari, per entrambe le parti, ma specie per le ragazze, perché servono ad avere una penetrazione più morbida e piacevole. È sempre meglio essere eccitate, sia a livello di lubrificazione sia per i muscoli, che se no rimangono contratti. Lo stesso vale per l’anale eh, molte ragazze non riescono perché non si rilassano.

Tu hai fatto educazione sessuale a scuola?
Io stranamente sì, e mi ricordo che ci avevano parlato anche dell’identità di genere. Poi, per fortuna, ho una famiglia che mi aveva già spiegato come funzionava su basi scientifiche e anatomiche.

Quindi io con la sessualità non ho mai avuto problemi, non dev’essere vissuta come una cosa brutta ma neanche troppo bella, fa parte dei nostri istinti. E poi è bello sperimentare.

Che cosa ti ricordi del famoso “discorsetto”?
Mi avevano detto di prendermi il mio tempo, di non farmi convincere dagli altri ragazzini e di proteggermi sempre. Poi mi ricordo “se vuoi farlo sappi che la prima volta ti farà un po' male”. Fai conto che io ho l’utero retroflesso, e sono sempre stata seguita da ginecologi. È una cosa molto frequente, ma durante il ciclo ho dei dolori tremendi, specie alla schiena. Da lì mi sono informata sempre di più.

Questo ha delle ripercussioni sul tuo lavoro?
Sì e no. La mia «passione professionale» per l’anale, se vogliamo chiamarla così, deriva anche dal fatto che io ho un canale vaginale piccolo e quindi gli attori “superdotati” a me fanno male. Poi ci sono alcune posizioni, tipo doggy, che purtroppo fanno ancora più male, così a volte preferisco fare anale, ma faccio comunque scene vaginali. A volte l’attore in quel momento è tanto preso e può capitare che si dimentichi di non andare troppo in fondo. Due centimetri in più o in meno lui non li percepisce, io sì. Così prima di girare concordiamo dei segnali, magari tocco la gamba in una certa maniera, faccio pressione sul braccio, in maniera che si ricordi.

 

pola1Foto © Giulia Bersani

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Quando incontri qualcuno ti imbarazza parlarne? Insomma, glielo dici?
Ma allora, dipende, se si sta parlando di lavoro dico genericamente che ogni tanto faccio l’attrice e che il mio lavoro principale è fare la studentessa. Non è un problema parlarne, per me è come parlare di cibo o cinema.

Se parlo di cucina non è che mangio in continuazione, se parlo di sesso non è che scopo di continuo, e se faccio questo lavoro no, non sono in automatico una escort e non vado a letto con tutti i fans.

Non è che imbarazza me, anzi, se non lo dico è proprio perché di solito sono gli altri che si imbarazzano, oppure noto che sono un po' troppo moralisti.

Hai incontrato nazi-cattolici che ti han fatto la morale?
In realtà sì, una volta ho incontrato una ragazza cattolica (molto simpatica eh) che a un certo punto ha introdotto lei stessa la questione e si è posta come fosse la mia “salvatrice”. Ha fatto un discorso in cui sembrava che fossi stata costretta a entrare nel porno e che la mia sarebbe stata una vita mediocre; voleva “tirarmi fuori dall’ambiente”. Ecco, lì mi ha dato fastidio.

Ci sta che uno abbia delle idee differenti, però piuttosto che partire da certi presupposti sarebbe meglio farmi delle domande, chiedere come la vivo. Non puoi pretendere che sia come pensi tu, se non hai idea di che cosa si tratta. Insomma ci vuole comunicazione e comprensione.

Tu sei religiosa?
No. Quando vivevo in Thailandia ero praticante buddhista, poi quando sono arrivata in Italia a scuola seguivo la classica ora di religione, anche perché a livello culturale mi è sempre interessato questo discorso.

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Il porno gioca con gli stereotipi e spesso “sfrutta” il feticismo razziale. Da donna asiatica come ti senti ad assecondare un certo immaginario?
Io mi sono riappropriata di quell’immaginario. Se uno ha un fetish per le asiatiche, sono io che sfrutto lui, non il contrario.

Anche la scelta stessa del nome, May Thai, è una questione di marketing. In generale credo che stia cambiando qualcosa, anche solo per allontanarsi dai cliché. Qualche mese fa stavo facendo una scena per Fake Taxi e l’attore doveva fare cinque scene con cinque attrici diverse, ognuna con una sua trama. Una delle storie consisteva nell’andare a prendere una ragazza a fine allenamento che praticava judo o qualche altro sport orientale. E lì è stata proprio la produzione a dire “non farlo con May Thai perché è troppo scontato”.

E, “nella vita vera”, qui in Italia ha influito essere mezza thailandese?
Ma il mondo è pieno di ignoranti, non so, mi capita spesso di camminare e sentirmi dire da qualcuno “hey bella cinesina!”, come se in Oriente ci fosse solo la Cina. In generale in Friuli credo che io abbia dovuto un po’ lottare, non mi sono mai sentita accettata del tutto. Nessuno credeva che potessi entrare a Medicina, ancora oggi ci sono persone che pensano che non mi laureerò, però insomma io sono al terzo anno e mi sto impegnando. Essendo asiatica in certi ambiti mi è sempre sembrato di essere considerata “meno”.

Sai è un po’ come il salario medio femminile che varia rispetto a quello degli uomini: c’è un ulteriore livello, non sono solo donna, ma sono donna asiatica.

Però nel porno sono gli uomini che guadagnano meno
Questo è vero. E secondo me sarebbe giusto sollevare la questione, perché non lo reputo corretto. Si parla di continuo di tutela della donna, correttamente eh, ma anche l’uomo ha bisogno di tutela. Non vogliamo essere uguali, ma c’è bisogno di equità.

Equità anche a livello di contenuti magari
Il porno stesso è fatto per un pubblico maschile. Io lavorandoci vedo anche tantissimi attori molto belli, che però nei video vengono eclissati. Anche nelle scene amatoriali mi sono accorta che si vede pochissimo la figura maschile. A me piacerebbe vedere di più.

Sì, gli tagliano brutalmente la testa, cosa che a te non farebbero
Ride, ndR. Appunto! Magari io mi guardo un gangbang, un’orgia, e so che certi attori fanno anche facce strane perché sanno di non essere ripresi. A meno che non siano quelle commedie...

E poi c’è tutto il filone della pornografia “femminista” o “al femminile”, che anche quella però spesso ricade negli stereotipi
Sì sono due estremi simili.

Questi porno “femminili” hanno un’idea e un’estetica di porno che vuole essere “diversa”, ma a livello di contenuto sembra sempre che la donna non possa essere troppo promiscua.

Generalizza molto, come se a tutte le donne debba piacere questo sesso patinato. È bello come contenuto, sia chiaro, e anche qua la pornografia deve dare dei messaggi. Io ho provato a star lontano dal prendere posizione su queste tematiche, ma adesso che sono diventata più famosa forse dovrei esternare un po’ di più quello che penso.

Hai programmi a riguardo?
Beh innanzitutto tra un paio d’anni, o forse già quest’anno, non lo so, magari le persone conosceranno anche il mio vero nome. Ma sarà sempre una mia scelta, un po’ per il discorso che facevamo prima sulle interviste e su certi articoli. E poi sto pensando di popolare di più il mio canale YouTube. Mi piacerebbe proporre contenuti anche su di me, per avere il controllo della mia immagine, e poi fare divulgazione! YouTube se parli di educazione sessuale ti demonetizza i contenuti o ti mette in shadowban, ma non è materiale pornografico, è educazione e scienza.

Però viviamo in un momento in cui se faccio video in cui provo vestiti è okay, ma se pronuncio “pene” non va bene.

Peggio di Instagram?
Sono stata fuori da Instagram per un bel po’ proprio per questo, continuava a bloccarmi. Ho dovuto rifare il profilo più di tre volte, ma questo vale per tutto quello che è inerente al sex work. Ho capito che vogliono tutelare i bambini e tutto, ma c’è modo di mettere i contenuti per +18. Eppure se c’è un nudo artistico le modelle possono farlo, se lo faccio io invece mi segnalano a prescindere.


Dopo l’intervista il profilo di May è stato bloccato, di nuovo. Ora l’ha recuperato: la trovate qui e qui e, soprattutto, qui.

Qui prima del milione!

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