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Musica

Fulminacci

A gamba tesa

di Thomas Raiteri
15.04.2021

Fulminacci: l'avventura a Sanremo,
“Tante care cose” e crescere con i propri fan

Tempo di lettura 7”

Filippo Uttinacci è la vera identità del cantautore romano classe ‘97 Fulminacci. Sotto Maciste Dischi, in soli tre anni ha bruciato le tappe arrivando a suonare sul palco di Sanremo, e ottenendo la per nulla pesante definizione di “nuova voce del cantautorato italiano”. Un'entrata a gamba tesa, insomma.

Dopo il festival, come tradizione vuole, Fulminacci ha pubblicato il suo secondo album “Tante care cose”, che presenterà live con il Fulminacci Tour Club 2022: una raccolta delle emozioni vissute negli ultimi anni raccontate attraverso pezzi più personali e autobiografici, sintetizzatori, critiche alla società moderna e storie d’amore che non sono le sue. 

L’abbiamo intervistato per sapere come se la passa, com’è stato lavorare al nuovo disco e, soprattutto, come si fa a non cadere dalle terribili scale sanremesi.

Foto © Filiberto Signorello

Se mi dessi un contratto con scritto: “non farai mai un palazzetto, però avrai sempre il pubblico che ti vorrà bene e crescerà con te”, io ci metterei la firma, subito.

Fulminacci

Come va?
Mi sento benissimo, sono davvero contento di quello che ho fatto: Sanremo è stato un’esperienza fantastica, da cui ho imparato tanto.

Una grossa fatica, ma di quelle belle, come quando sei stanco ma per un motivo bellissimo. 

È un primo passo, mi rimane molta strada da fare.

E non sei neanche caduto dalle scale
Era la mia più grande paura. Ho sempre avuto un rapporto un po’ difficile con il mio corpo, nel senso che sono sempre stato piuttosto goffo. Sto cercando di migliorare, ma sono il classico tipo a cui cascano le cose e che rompe tutto. In famiglia, per questo motivo, ho sempre ereditato gli oggetti tecnologici più vecchi, e già usati dagli altri. 

Quelle scale erano pericolosissime, ma per fortuna non sono caduto e l’esperienza è andata bene (ride, ndr).

Anzi, possiamo dire che è andata benissimo: hai ricevuto un sacco di complimenti, e sei stato elogiato per la padronanza del palco, nonostante la giovane età.
Sì, sono molto contento che sia arrivato questo.

E com’è stato esibirsi in un contesto così strano e surreale?
In effetti è stato strano.

Le prove sono state identiche alla diretta, perché il teatro comunque era vuoto: un caso unico nella storia della televisione.

Però, alla fine, in televisione è spesso così, perché in studio il pubblico non è mai vasto come quello dei concerti. Per cui, in ogni caso, la tensione è data principalmente da quelli che ti guardano da casa.

Poi avere spettatori in sala può essere un’arma a doppio taglio: il pubblico è sincero e ti fa arrivare quello che prova, non gli interessa come stai tu. Insomma, se stai andando male, e vedi le facce sbagliate, è meglio non averlo.

Come mai hai scelto di portare proprio “Santa Marinella”?
L’avevo scritta 2 anni fa ormai, ma appena ho saputo di Sanremo non ho avuto dubbi: era quella giusta. E poi, per darti una risposta più tecnica, è un brano che sin dal mio primo provino in cameretta era predisposto ad un arrangiamento orchestrale, per cui non potevo non sfruttarla avendo a disposizione un’orchestra di altissimo livello.

Non posso non chiederti di Lundini e Roy Paci, com’è nata l’idea di esibirsi insieme?
Per quanto riguarda Roy, la risposta è semplice: il pezzo aveva una parte di fiati importante, e lui è uno dei più grandi da questo punto di vista. Per me è stato davvero un onore immenso e un’emozione folle ricevere il suo consenso.

Per quanto riguarda Valerio, invece, capisco sia una scelta più particolare, ma nasce semplicemente dalla stima reciproca che abbiamo. Facciamo due cose diverse, ma cerchiamo di farle nella stessa maniera. Secondo me, ha un modo di fare intrattenimento rivoluzionario e sono stato felicissimo quando il suo programma è approdato alla RAI: un segnale chiaro che l’Italia si stia svecchiando.

Parliamo un po’ del nuovo album - “Tante care cose”. Come nasce il titolo?
Il titolo è questo perché le canzoni al suo interno non sono nate per stare dentro a un album. Lo definirei il contrario di un concept album: è senza concetto, senza filo rosso. Un insieme dei miei sentimenti, di cose diverse tra loro che mi piacciono tantissimo e a cui voglio bene, e quindi sono tante care cose.

Quanto ha pesato la pandemia sul tuo lavoro?
Beh, ha pesato parecchio. Per fortuna avevo pronte diverse canzoni, già scritte e riprodotte. Così, durante il lockdown mi sono potuto concentrare sugli arrangiamenti, in modo da arrivare in studio super preparato - o sicuramente più preparato rispetto al primo disco.

Fulminacci Ritratti-3766-2 (2)

Ho scritto qualche testo, ma ho imparato che se non vivi qualcosa è difficile che tu poi riesca a farci una canzone.

Fulminacci

È praticamente un anno che io, come tutti, non vivo quasi nulla: non conosco gente nuova, non faccio nuove esperienze, non mi interfaccio con nuove realtà. Sanremo, da questo punto di vista, è stato una boccata d’aria fresca.

Alla fine quindi hai sfatato il mito, il secondo album non è stato il più difficile
Per me no, anzi.

Mi spieghi invece la scelta di non inserire featuring?
È stata proprio una non scelta, non ci ho pensato devo dire.

Molto controcorrente in questo periodo dove le collaborazioni abbondano
Che poi a me piace il concetto di squadra, ma allo stesso tempo mi preoccupa per i live - che fai? Mezza canzone ogni volta? Mi dispiacerebbe per il pubblico.

In realtà io sono un fan sfegatato dei dischi tipo Machete Mixtape, mi piacciono da morire. Non vedo male i featuring quindi sicuramente ne farò un sacco.

E cosa si prova a far uscire un album in un periodo come questo? 
Sicuramente ci rifletti bene: da un lato sai che tanta gente ascolta molto di più la musica, però sei anche consapevole del fatto che non potrai suonarlo ai concerti. Da quanto so, e spero di non tirarmela dicendolo, questa estate si dovrebbe riuscire a fare qualcosa. 

Il problema è che se aspetto, e tengo un disco nel cassetto per un anno, quando esce nella mia testa è già vecchio. Io sarò cambiato e avrò dei gusti diversi, ed è un peccato.

Anche perché poi quando sto sul palco col disco nuovo voglio che mi piaccia: se quello che suoni non ti piace si percepisce.

Morale: tanto vale farlo uscire, nella speranza di scrivere di meglio dopo.

Ne approfitto allora, stai già lavorando a qualcosa di nuovo?
In realtà no, anche se ho qualcosa di pronto qua e là che non ho ancora pubblicato. Magari prenderanno vita in un modo che non mi aspetto, non lo so. Però ora non sto pensando al prossimo disco, ecco.

Direi che ci sta visto il tour de force appena fatto! Immagino tu abbia anche voglia di prenderti un attimo di pausa
Sì, devo dire che ne ho molto bisogno. Un po’ di divano ci sta, approfitto della zona rossa per delle durissime sessioni di televisione e Netflix.

L’unico contento mi sa
Mi sa di sì (ride, ndr)

Comunque, scrollando i commenti sotto le tue canzoni, ho scoperto che sei l’unico artista al mondo senza hater. Tutti ti adorano!
Ora che lo hai detto arrivano, sicuro.

Infatti, tocca ferro. Com’è possibile?
È possibilissimo perché non ho ancora un pubblico così vasto, arriveranno. Di solito arrivano quando le cose cominciano ad andarti bene.

Quindi un po’ ci speri in realtà
Se non succede è bellissimo, se succede è perché le cose si sono ingigantite e vuol dire che ho svoltato.

Cominciano a odiarti quando esisti troppo.

Per il momento sto ricevendo un grande affetto, prima ancora dell’approvazione.

È una cosa che vorrei rimanesse per sempre. Se tu adesso mi dessi un contratto con scritto: “non farai mai un palazzetto, però avrai sempre il pubblico che ti vorrà bene e crescerà con te”, io ci metterei la firma.

Qui prima del milione!

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