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Musica

Il neon hardcore di Machine Girl

di Claudio Biazzetti

01.07.2022

Distillato puro del concetto di hardcore:
rave, screamo, death metal, techno, J-pop,
big beat, jungle; dentro Machine Girl trovate
tutto questo, Zeitgeist di una Internet Generation
cresciuta ad anime, meme, musica e contenuti estremi.

Tempo di lettura 9'

Prima della data di Bologna, i Machine Girl hanno approfittato di qualche giorno di pausa per rilassarsi sul mare, a Ravenna. Nonostante abbia piovuto per la maggior parte del tempo, Sean Kelly, il batterista, è comunque riuscito a ustionarsi il petto in maniera abbastanza fantozziana, vista soprattutto la sua carnagione tipicamente nordamericana. Lui sostiene di averlo fatto «di proposito», ma quando lo dice né Matt (cantante, basso e anima del progetto) né il sottoscritto riusciamo a trattenerci dal ridere.

Abbiamo appena finito lo shooting fotografico tra le vie piene di graffiti che circondano il Freakout Club di Bologna. Il concerto è tra un paio d’ore.

Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti

Swallow into insanity.

Con la band scherziamo, malediciamo le zanzare che ci stanno mangiando vivi, finiamo addirittura a parlare di carte Magic, di cui pare Matt Stephenson sia un vero e proprio guru.

A prima vista sono le persone più tranquille di questo mondo. Il che è un netto ossimoro con la natura del loro progetto musicale.

In effetti, Machine Girl (o anche machin3gir1) è il distillato puro del concetto di hardcore. Sia da un punto di vista punk che da uno techno, che sono normalmente i due generi che si sono sempre contesi la definizione del termine.

Da quasi dieci anni a questa parte, Matt dedica anima e corpo alla continuazione di una splendida anomalia, che per sua stessa vocazione non può e non deve essere etichettata. Rave, screamo, death metal, techno, J-pop, big beat, jungle: dentro Machine Girl ci trovi tutto questo, Zeitgeist di una Internet Generation cresciuta ad anime, meme, musica e contenuti estremi per menti alla ricerca di input sempre più forti. 

Ed è proprio grazie agli algoritmi dei social che il duo (ormai è da considerarsi così) negli ultimi due anni ha visto una crescita esponenziale del numero di seguaci. Inutile dire che il suo fondatore sia molto contento di ciò, anche perché è il primo vero tour mondiale che fa. «Però devo confidarti che suonare in posti piccoli come questo ha sempre qualcosa di speciale» mi racconta il ragazzo di New York mentre camminiamo verso la pizzeria qui all’angolo, dilaniati dalla fame. «Mi ricorda gli albori, i primi live che ho fatto in vita mia».

MachineGirl_interview_Claudio_Biazzetti_foto_di_SofiaBluCremaschi_KMagazine

Hai notato delle differenze nel pubblico prima e dopo la pandemia?
Direi proprio di sì. Ora il pubblico è decisamente più giovane. Prima della pandemia c’erano molti universitari o laureati. Ora sono principalmente universitari e studenti delle superiori. Tantissimi 17enni e 18enni. E la cosa non vale solo per i concerti negli Stati Uniti. È una cosa che notiamo ovunque suoniamo. 

Come si spiega questa cosa?
Sostanzialmente, verso fine 2020, alcuni nostri pezzi sono diventati virali su TikTok e su altri social media molto usati dai teenager. Ora sta capitando di nuovo e fa sempre un effetto stranissimo. Nel senso che fa strano vedere la gente discutere sulla tua musica, ma in realtà non proprio sulla tua musica, ma i meme. Cose di cui non mi importa tantissimo in realtà. 

Hai notato anche differenze sul mood del pubblico?
Sono sempre molto agitati, per fortuna. E ora rispetto a prima della pandemia basta il primo colpo di rullante per far partire il pogo. C’è un’energia decisamente più grande, in qualche modo più pazza. Credo che il lockdown abbia creato frustrazione e rabbia, specie nei ragazzini che sono stati fermi a non fare niente per due anni. Ah, un’altra differenza in generale è che ai live c’è molta, molta più gente. 

Non sei però uno che chiama il pogo o wall of death o cose così sotto il palco.
No, in generale non mi piace dire al pubblico cosa fare. L’unica cosa che faccio è chiedere, in una precisa canzone, di farmi un po’ di spazio vuoto così che io possa entrare nella folla. Ma non dura mai più di dieci secondi. Basta un attimo e siamo di nuovo tutti appiccicati l’uno contro l’altro. 

Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti
Intervista a Machine Girl – Matt Stephenson, Sean Kelly Foto © Sofia Blu Cremaschi X K Magazine Intervista di Claudio Biazzetti

MachineGirl_KMagazine_foto_di_SofiaBluCremaschi_NoGlucose_ClaudioBiazzetti_intervista

Machine Girl è una cazzo di roba tutta colorata al neon, capisci?

MATT STEPHENSON

E voi sul palco invece? Siete sempre gli stessi o notate anche voi delle differenze?
Siamo molto più legati e sicuramente siamo anche migliorati molto. Nella pandemia abbiamo provato a lungo, ci siamo esercitati. Anche perché in quel periodo Sean, per via di un incidente, non ha potuto usare suonare la batteria per qualche tempo. Ha avuto dei problemi ai muscoli delle braccia. Il primo concerto dopo il lockdown è stato a settembre 2021, seguito soltanto da un altro concerto lo stesso anno.

Quest’anno invece siamo già al 60esimo concerto ed entro l’anno credo arriveremo a un centinaio. 

Però mi sembrate freschi, dai.
Grazie! In realtà abbiamo passato qualche giorno di vacanza a Ravenna. Ci siamo rilassati un po’, anche se ha piovuto per la maggior parte del tempo.

Beh, in compenso avrete fatto delle belle scorpacciate.
Posso essere sincero? Siamo rimasti un po’ delusi dal cibo. L’ultima sera siamo usciti a mangiare il pesce e devo aver beccato qualcosa di cattivo. Sono stato un po’ male nella notte. Comunque noi viviamo a New York, anche quel posto è sul mare e si mangia dell’ottimo pesce. Abbiamo degli standard molto alti. E a Ravenna non ci siamo trovati benissimo. 

Ma vi siete fatti consigliare dei posti da qualche autoctono?
No, siamo andati a caso. E forse questo è parte del problema [ride, NdR]. 

Forse sì. Comunque il tour attuale è ancora quello dell’album del 2020. Ce n’è un altro in cantiere?
Se tutto va bene, quest’anno uscirà molta nuova musica di Machine Girl.

Prima di iniziare questo tour ho finito di scrivere la colonna sonora di un videogioco che si chiama Neon White.

Per via di questa cosa, mi sono ritrovato a scrivere tantissimo nuovo materiale. Ho qualcosa come due ore e mezza di nuovi pezzi in questa colonna sonora. Ma di sicuro ci metteremo a lavorare anche ad altra musica nostra, della band. Quando torneremo in America dopo le date in Europa e Australia, verso fine anno, ci metteremo a scrivere e registrare quello che spero sarà un nuovo album. 

Alla fine i videogiochi e l’universo geek/nerd sono sempre stati un elemento portante di Machine Girl. Il nome stesso del progetto non si ispira a un film giapponese?
Sì, il nome Machine Girl l’ho preso da questo film giapponese un po’ stupido. Non so se l’hai mai visto, ma è una specie di B movie horror un po’ splatter e con il gusto del macabro. Quello che mi piaceva del nome è che un po’ kitsch e molto generico, che può essere applicato a molte cose. Mi piaceva il richiamo elettronico ma anche la parte femminile, molto prima che tante persone nella musica usassero questo espediente dei nomi e le parole al femminile. Mi piace questa cosa di mischiare generi musicali, ma anche gender.

Tant’è che so che non ti piace l’etichetta di musica industrial per Machine Girl.
Sì, perché credo che non c’entri molto col progetto. Penso, e questa cosa è sempre più evidente ogni album che passa, che i miei dischi siano molto più colorati e sfaccettati del bianco, nero e grigio dell’industrial.

Machine Girl è una cazzo di roba tutta colorata al neon, capisci?

L’unico punto di contatto è questa vena elettronica che scorre. E poi non considero il mio progetto come musica dalle tinte scure e goth, semmai il contrario. Voglio che sia caotico e iper-divertente e sarà sempre più colorato e sempre più hardcore e ispirato alla prima scena rave. Negli ultimi due dischi c’è stato un leggero inscurimento, ma i prossimi saranno molto più luccicanti. 

Quanto è un progetto ancora solista e quanto invece interviene Sean nella scrittura?
Direi che più o meno all’80% Machine Girl è ancora un mio progetto. Lui mi aiuta molto nella scrittura col basso. È lì per quello. È un progetto molto più collaborativo che in passato, questo è sicuro. 

Come affronti la questione politica nei tuoi pezzi?
Hanno sempre avuto e sempre avranno un lato politico i miei pezzi. Se però in un vecchio album come ...Because I’m Young Arrogant and Hate Everything You Stand For il tono faceva più leva sulla rabbia e sul mandare a fanculo, come suggerisce il titolo, nel prossimo disco la cosa sarà più ragionata. Più riflessiva, come un’ipotesi interpretativa su come le cose stiano andando ora. Voglio ancora l’elemento di rabbia, ma dietro ci sarà sempre di più qualcosa di rafforzante e riconducibile a ognuno di noi. Lo Zeitgeist che stiamo tutti vivendo, ecco. Non so bene se ho risposto alla tua domanda. 

Direi proprio di sì. E che aspetto ha il futuro di Machine Girl?
Sento che stiamo entrando in un’altra evoluzione. Proprio come quando ho incluso Sean nel progetto o quando ho iniziato ad aggiungere le voci urlate in scream. Non deve mai succedere che la gente riesca a incasellare Machine Girl in una categoria ben precisa. Con l’anno prossimo avrà la riconferma di questa cosa.

L’importante è che tu e Sean non smettiate di divertirvi.
Cazzo se ci stiamo divertendo. Questo tour è una bomba.

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Si ringrazia lo staff di No Glucose per la gentile ospitalità: un faro della musica indipendente e delle cose belle che succedono a Bologna.

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